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domenica 8 gennaio 2012

Almanya * La Mia Famiglia va in Germania – Il Dolce richiamo dell’Immigrazione.

Giudizio Film 
USCITA CINEMA: 06/12/2011
REGIA: Yasemin Samdereli
SCENEGGIATURA: Yasemin Samdereli, Nesrin Samdereli
ATTORI: Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Aylin Tezel, Denis Moschitto, Petra Schmidt-Schaller, Rafael Koussouris, Aliya Artuc, Kaan Aydogdu

FOTOGRAFIA: Ngo the Chau
MONTAGGIO: Andrea Mertens
MUSICHE: Gerd Baumann
PRODUZIONE: Roxy Film (Andreas Richter, Ursula Woerner, Annie Brunner)
DISTRIBUZIONE: Teodora Film
PAESE: Germania 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 97 Min
FORMATO: Colore 35mm – 2.35:1

Sito Italiano


Trama: 

Protagonista del film è la famiglia Yilmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni 60 e giunta ormai alla terza generazione. Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora vorrebbe farsi accompagnare fin lì da figli e nipoti per risistemarla. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio e alle nuove avventure nella terra d’origine si intrecciano i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania (Almanya in turco), quando la nuova patria sembrava un posto assurdo in cui vivere. Lungo il tragitto, però, vengono a galla molti segreti del passato e del presente e tutta la famiglia si troverà ad affrontare la sfida più ardua: quella di restare unita.
  

Commento:

Una coinvolgente e affascinante commedia on the road, dolce parabola sulla vita, una fotografia  sul tema quanto mai attuale dell’immigrazione visto dagli occhi di una famiglia turca trapiantata in Germania da tre generazioni, fin dai tempi del boom economico tedesco nel 1963.  La pellicola affronta le problematiche di un tale fenomeno dividendo la narrazione in due cicli di tempo diversi: il presente con la famiglia integrata nella società che li ospita e il passato raccontato dalla voce fuori campo della nipote Canan che unisce con la sua storia le tre generazioni della famiglia. 


Al suo primo lungometraggio cinematografico la regista tedesca di origine turche Yasemin Samdereli firma, insieme alla sorella sceneggiatrice Nasrin, un convincente lavoro a tratti anche molto personale considerato che per prime hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza dell’immigrazione.  Presentato fuori concorso al Festival di Berlino il film affronta con ironia e intelligenza, tutti i mutamenti e le difficoltà incontrate in un così imponente cambio socio-culturale. 


Lo scontro tra culture viene analizzato in modo sincero e divertente senza per questo cercare di dare lezioni morali o spostare l’attenzione in tematiche retoriche né adagiarsi sui più classici dei cliché.  Il tema principale della pellicola non è tanto l’idea della terra d'origine, che si divide tra Turchia (paese natale) e Germania (patria d’adozione) ma il concetto di famiglia che vive, nasce e muore in ogni tipo di cultura con lo stesso amore e sentimento e non fa distinzione tra razza e religione. 


Il passaggio tra le tre generazioni della famiglia viene illustrata con una semplicità e una ironia coinvolgente, mostrando il contrasto tra modernità, tradizione e scoperta in maniera quasi geniale nella sua semplicità. Straordinarie le interpretazioni del cast, tutti ben calati nella parte, grazie e soprattutto alla buonissima caratterizzazione dei personaggi, il vero punto forte di questo esordio cinematografico.  


Per le sorelle Samdereli realizzare Alamaya è stato un modo per ricordare il proprio nonno, per ringraziare lui e tutta la prima generazione di Immigrati. Una pellicola che può sembrare a prima vista quasi ruffiana nella sua capacità di essere così digeribile anche nei confronti del grande pubblico poco avvezzo al cinema così detto di “nicchia”. Personalmente la fruibilità in una pellicola la considero più un pregio che come un difetto, non bisogna essere forzatamente introspettivi per proporre ottimo cinema, spesso risvolti seri e profondi sono ben nascosti sotto i sorrisi. 


Poetico è commovente il finale che mette a confronto i protagonisti nelle loro corrispettive sembianza tra passato e futuro. Un piccolo gioiello che mi auguro non rimanga solo di nicchia nel nostro paese, visto il notevole successo ottenuto nel resto d’Europa con più di 15 milioni di euro di incasso per più di 2 milioni di spettatori.




Pro. 
Esordio cinematografico semplice e coinvolgete.
Il tema immigrazione sviluppato con toni fruibili a tutti.
Caratterizzazione dei personaggi genuina.
 

Contro. 
Una semplicità di fondo che può destabilizzare lo spettatore amante del pelo nel’uovo.












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