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mercoledì 4 aprile 2012

Romanzo di Una Strage – L’importanza della verità

Giudizio Film 
USCITA CINEMA: 30/03/2012
GENERE: Drammatico
REGIA: Marco Tullio Giordana
SCENEGGIATURA: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Marco Tullio Giordana
ATTORI:Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Michela Cescon, Giorgio Colangeli, Giorgio Tirabassi.

FOTOGRAFIA: Roberto Forza
MONTAGGIO: Francesca Calvelli
MUSICHE: Franco Piersanti
PRODUZIONE: Cattleya in collaborazione con Rai Cinema
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: Italia 2012
DURATA: 130 Min
FORMATO: Colore 

Sito Ufficiale



Trama: 

Dopo piazza Fontana l'Italia non sarebbe più stata quella di prima. Milano, 12 dicembre 1969. Alle 16h37 in piazza Fontana un'esplosione devasta la Banca Nazionale dell'Agricoltura, ancora piena di clienti. Muoiono diciassette persone e altre ottantotto rimangono gravemente ferite. Nello stesso momento, scoppiano a Roma altre tre bombe, un altro ordigno viene trovato inesploso a Milano. E' evidente che si tratta di un piano eversivo. La Questura di Milano è convinta della pista anarchica, ci vorranno molti mesi prima che la verità venga a galla rivelando una cospirazione che lega ambienti neonazisti veneti a settori deviati dei servizi segreti. La strage di Piazza Fontana inaugura la lunga stagione di attentati e violenze degli anni di piombo.


Commento: 

Evoca il titolo di un articolo scritto da Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera del 1974 a testimonianza del suo pensiero sull’accaduto : “IO SO CHI E’ STATO MA NON NE HO LE PROVE!” . Si rievoca il diritto al sapere in questa ultima fatica di Marco Tullio Giordana, un tentativo vincente di trovare un filo conduttore tra le moltitudini di versioni diverse che da circa 40 anni si susseguono sugli orrori di Piazza Fontana a Milano e i tragici accadimenti che ne sono susseguiti.  Nel film è raccontato purtroppo solo ciò che ci è dato di conoscere, è bene ricordare che dopo tanti anni non vi è ancora traccia di una vera assunzione di responsabilità oggettiva. Tuttavia non esiste il rischio del silenzio, dopo anni si possono mostrare le prove e mette in scena nomi e cognomi. 


E’ un pezzo mancante della nostra storia, dove nulla e come sembra e buoni e cattivi si confondono. Dopo questi spregevoli avvenimenti si è inaugurata nella nostra cultura la percezione del dubbio, la paura del silenzio morale, l'ossessione di non sapere mai realmente la verità. Esempio lampante è come ancora oggi non si venga a conoscenza dei risvolti che hanno portato alla morte di una persona per mano della polizia (esempio Federico Aldrovandi). Siamo usciti da Piazza Fontana? Quanto ancora la stiamo vivendo?
 


A detta dello stesso regista, la pellicola viene narrata in capitoli in modo da concedere allo spettatore una divisione di spazio tempo psicologico delineato come in un romanzo appunto, cercando suo malgrado di non incappare in un movimento completamente cronachistico. Ci riesce per buona parte grazie ad una narrazione ben bilanciata e senza l’esposizione didascalica che è spesso figlia di queste produzioni ad inchiesta.  Incredibile il lavoro svolto da parte degli attori e truccatori sui corpi. Anche le comparse a fine visione restano marchiate a fuoco nella mente dello spettatore. Spiccano naturalmente le interpretazioni dei protagonisti:  Pierfrancesco Favino (Giuseppe Pinelli), Valerio Mastandrea (Luigi Calabresi) e Fabrizio Gifuni (Aldo Moro) su tutti. 


Soprattutto i due veri protagonisti Pinelli e Calabresi ben rappresentano il simbolo dell’opposto che si attrae e si rispetta pur non vivendo sotto la stessa bandiera e senza credere negli stessi ideali. I due uomini, le due vittime non ci vengono mostrate come semplici agnelli sacrificali indifesi, anzi sono inizialmente combattivi e vivi là dove in modo delicato ne vengono delineate le caratteristiche umane. Sono state fatte delle scelte non condivise da tutti come per esempio Pinelli che non balbetta e a detta del direttore de “La Stampa “ Mario Calabresi, figlio del compianto Commissario Luigi, la caratterizzazione donata al personaggio del padre, pur riconoscendo al film la sua importanza, non è quella che loro avrebbero voluto.  


Vengono per esempio solo accennati i due anni terribili passati dalla famiglia Calabresi passati a difendersi dalla accuse di Lotta Continua.  Purtroppo in sole 2 ore era quasi impossibile dare risalto a tutti gli avvenimenti con la stessa intensità, resta comunque ben raffigurata la presenza del Commissario messo in crisi dalle insinuazioni. Giordana ha voluto ritrarre quelli che per la produzione e per lo stesso regista erano gli elementi portanti in una storia, dove non manca il materiale per una Serie tv. Un film di genere importate e necessario, dedicato soprattutto alle nuove generazioni perché è bene che tutti sappiano cosa è successo. I nomi che si leggono all’inizio del film sono quelli delle vittime della tragedia.

 


Pro.

Da vedere assolutamente.
I fatti esposti i modo neutrale senza prendere la parti di nessuno.
 

Contro.
La divisione in capitoli può creare qualche difficoltà allo spettatore distratto.





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